giovedì 30 dicembre 2010

Mattina d’inverno - Solveig vom Schoultz (Finlandia, 1907-1996)

Come scrittrice di liriche, novelle e commedie, Solveig vom Schoultz è annoverata fra i più importanti autori in lingua svedese. In poesia, considerata dall’autrice come la sua “lingua madre”, ella ama toccare con accenni, allusioni, contrasti e sfumature importanti temi quali l’avanzare dell’età o la condizione della donna. Solveig vom Schoultz è una delle figure primarie nella fase dello sviluppo del modernismo nella poesia svedese. Nata Solveig Segerstråle in Finlandia (a Borgå), è stata sposata in secondo matrimonio con il compositore finnosvedese Erik Bergman. In “Mattino d’inverno” l’autrice sembra proprio descrivere Bergman (all’epoca 85enne, ma ancora attivo compositore).

“Mattina d’inverno” dalla raccolta “Ombra di nuvola” (1996)
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Così è una mattina
così potrebbero essere mille mattine:
un piccolo uomo grigio
pieno di pensieri
beve il suo tè in pantofole,
ascolta la radio -
o si dimentica di ascoltare,
va nel suo studiolo,
spegne tutte le preoccupazioni del mondo,
spegne tutto quel che si può spegnere,
sta alla finestra,
ascolta la neve lì fuori,
gli abeti oltre il ruscello,
oppure l’ombra del tamburo dello sciamano
lì sul muro, magica.


“Vintermorron” från diktsamling “Molnskuggan” (1996)
originale in svedese di Solveig vom Schoultz

Så är en morron
så skulle tusen mornar få vara
lite grå man
full av funderingar
dricker sitt te i tofflor
lyssnar till radion
eller glömmer att lyssna
går till sin arbetsvrå
stänger av världens bekymmer
stänger av allt som kan stängas
står vid sitt fönster
lyssnar till snön därute
granarna bortom bäcken
eller till trolltrummans
magiska skugga på väggen.

giovedì 4 novembre 2010

Non turbare l’anima della ragazza – J.L.Runeberg (Finlandia, 1804-1877)

Nel 1969, in occasione dei sessant’anni di Roberto Wis (fondatore e primo direttore dell’Istituto di Cultura Italiano a Helsinki), veniva pubblicato da Werner Södeström-Helsinki il libro “Terra Boreale – Studi italo-finalndesi” che raccoglie dei saggi dello stesso Wis su argomenti varii di interesse storico e letterario. Un saggio (in francese) è dedicato ai rapporti di G.Carducci con la Finlandia. Con mia sorpresa lì ho trovato la traduzione di una lirica di J.L.Runeberg eseguita dal poeta italiano. “Grumla icke flickans själ” è una lirica della seconda raccolta ”Idyll och Epigram” originariamente pubblicata nella raccolta “Dikter”, seconda parte, Helsinki, Frenckell & Son, 1833.
Nel libro di Wis sono riportate anche altre traduzioni in italiano (apparse nel 1865 e nel 1907) di autori ignari della traduzione di Carducci (apparsa postuma in una raccolta del 1928) ed una traduzione in francese. Aggiungo a questa lista la mia traduzione (non metrica) ed una recente traduzione in finlandese trovata nel web.

Non turbare l’anima della ragazza
traduzione in italiano di Piero Pollesello (2010)

La giovane sedeva sulla riva del ruscello
e lì bagnava i piedi.
Un uccellino, lì sopra, cantò così:
"Ragazza, non turbare le acque del ruscello:
non riflettono più il cielo!".
La giovane alzò gli occhi
e rispose fra le lacrime:
"Non preoccuparti ora per il ruscello,
le sue acque ridiventeranno presto chiare.
Invece, quando mi vedesti qui
con quel giovane,
avresti dovuto dire a lui:
- Non turbare l’anima della ragazza:
non si rasserenerà più,
e mai rispecchierà più il cielo - ".

Grumla icke flickans själ
originale in svedese di Johan Ludvig Runeberg (1833)

Flickan satt vid bäckens strand,
Tvådde sina fötter der.
Sjöng en fogel ofvanför:
"Flicka, grumla bäcken ej,
Himlen syns ej mer i den!"
Flickan slog sitt öga opp,
Talade med tårad blick:
"Sörj ej öfver bäcken, du,
Bäcken klarnar snart igen.
När du såg mig stå en gång
Vid en ynglings sida här,
Du till honom tala bordt:
Grumla icke flickans själ,
Aldrig skall den klarna se'n,
Aldrig spegla himlen mer."

Il ruscello
traduzione in italiano di Giosué A. Carducci (agosto 1853, pubblicata da Giuseppe Albini e Albano Sorbelli nel 1928 in “G. Carducci - Primizie e reliquie delle carte inedite”, Bologna, Zanichelli, p.168)

Ne’l margin del ruscello, a un bel mattino,
La fanciulla sedea fra le viöle.
Volava su pe’l cielo un augellino
E ne’l canto dicea queste parole:
"Se tu turbi, o fanciulla, il ruscellino
Giù pe’l suo sen non guizzerà più il sole,
Né verrà la colomba mattiniera
A cantarvi d’amore in sua maniera".
Il bianco viso in lagrime bagnato
Levò la giovinetta al bel cantore
"Presto il ciel risorride al rio schiarato
Ma più non risorride entro il mio core.
Quando un garzon tu mi vedesti a lato,
Dirgli dovei: Deh, se tu intendi amore,
Deh non turbar de la fanciulla l’alma
Che non rischiara più né torna in calma".

Il ruscello
Traduzione in italiano di Costantino Arlia (in “Rose e viole”, Torino, Favale & C, 1865, pp.5-6)

Sovra la sponda di un ruscellino
una fanciulla giace in pensier,
e lo scorrente flutto azzurrino
inconscia sguazza col piè legger.

Ma un augellino quivi la ronda
del vol raccoglie, e si ristà:
"Così sturbata la placida onda
speglio al bel cielo più non sarà"

Piena di pianto l’ampia pupilla
ella gli volge, nel suo dolor:
"Non te ne dolga; presto tranquilla
tornerà l’onda col suo chiaror.

Ma perché quando un dì vedesti
un giovincello presso a me star
augel pietoso, non gli dicesti:
- A questa il core, deh! Non turbar?

Non turbar l’alma della fanciulla,
deh! Non tentare la sua virtù;
poiché lo speglio del cor s’annulla,
ed appannato non schiara più!."

Il ruscello
traduzione in italiano di Giovanni Loria (in “Nuovi fiori stranieri”, Versioni libere, Feltre, Boschiero 1907, pp. 138-39)

Del ruscelletto su la verde sponda
La fanciulla sedea coi piè ne l’onda.
Un augellin su l’ali sue librato,
cantando le dicea: "Bada o fanciulla,
se tu mi turbi di quest’onde il velo,
vedrai che più non vi si specchia il cielo."

A l’augellino, lacrimando, alzava
gli sguardi la fanciulla e tal parlava:
"Non accorarti, no, non accorarti,
se l’onda del ruscel turbar mi vedi;
essa fra poco, d’ogni cosa ignara,
ritornerà qual pria limpida e chiara.

Ma ben dovevi, allor che m’hai veduta
A fianco d’un garzone un dì seduta,
ben dovevi tu allora in altri accenti
uscire: A la fanciulla oh! Non si turbi
de l’anima il candor! No’l rivedrai
mai più le stelle rispecchiar, no, mai."

Le ruisseau
Traduzione in francese di Xavier Marmier (in “Poésies d’un voyageur. 1834-1874”, Paris, Raçon et Cie, 1874, pp.37-38).

La jeune fille va sons l’ombreuse charmille
Baigner ses pieds dans le ruisseau.
L’alouette en son vol lui dit: "O jeune fille,
Prends garde de troubler cette eau!

On ne pourrait plus voir en sa clarté limpide
Briller le ciel d’azur et d’or."
La jeune fille écoute, et d’un regard timide
Suivant l’oiseau dans son essor,

Elle répond, avec une tristesse amére:
"Ne t’inquiète pas de cette eau ;
Un souffle de la brise, un rayon de lumière,
Lui rendront un éclat nouveau.

Mais le jour où tu vis un homme au doux sourire
M’exprimer ici son ardeur,
C’est à lui, c’est è lui, qu’il aurait fallu dire:
- Ne trouble pas ce jeunne cœur.

Car lorsqu’un faux amour, dans une âme innocente.
A jeté son poison cruel,
La pauvre âme jamais, hélas !, en sa tourmente,
Ne reflète l’azur du ciel."

Älä sekoita tytön sielua
traduzione in finlandese riportata da Erkki Pullinen (2010)
(http://www.recmusic.org/lieder/get_text.html?TextId=57616)

Tyttö istui puron reunalla,
pesi siinä jalkojaan.
Lintu lauloi puussa:
"Älä tyttö sekoita puroa,
taivas ei enää näy siinä!"
Tyttö katsoi ylös,
sanoi kyynelsilmin:
"Älä sinä kanna huolta purosta,
kyllä se selkiää pian taas.
Kun näit kerran minut tässä
nuoren miehen kanssa,
olisit silloin sanonut hänelle:
- Älä sekoita tytön sielua;
se ei selkiinny koskaan,
se ei enää koskaan heijasta taivasta."

mercoledì 6 ottobre 2010

Prendimi, stringimi, carezzami piano - Harriet Löwenhjelm (Svezia, 1887-1918)

Harriet Löwenhjelm, nata il 18 febbraio 1887 a Helsingborg in Svezia e morta il 24 maggio 1918 a Tranås, fu poetessa e artista (come lei stessa si definiva). Un viaggio a Parigi la ispirò a scrivere le sue liriche, che furono pubblicate in gran parte postume negli anni venti. Morì di tubercolosi a trent’anni. Per un’immagine della Löwenhjelm, vedi http://media.ne.se/neimage/1195020.jpg. In Wikisource si trovano molte delle sue liriche, in svedese (http://sv.wikisource.org/wiki/F%C3%B6rfattare:Harriet_L%C3%B6wenhjelm). La lirica “Prendimi, stringimi, carezzami piano”, è scritta verso il termine della sua vita. Dedico questa traduzione alla memoria della cara Kiti Tarkiainen (Helsinki, 1919-2010) recentemente scomparsa.

Prendimi, stringimi, carezzami piano
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Prendimi, stringimi, carezzami piano,
abbracciami gentilmente per un attimo.
Piangi pure per un così amaro destino.
Rimani, tenero, a guardarmi riposare un po’.

Non andartene – Vuoi certo rimanere
fino a quando non me ne vada io stessa?
Appoggia la tua cara mano sulla mia fronte.
Ancora per un breve attimo siamo in due.

*
Questa notte morirò – la fiamma incerta di una candela.
Un amico è seduto e mi tiene la mano
Questa notte morirò – a chi posso chiedere
dove sto per andare, in che posto lontano?
Questa notte morirò – dove troverò il coraggio?

*
Domani rimarrà solo un povero corpo,
pietoso, amaramente indifeso,
che verrà portato nel suo ultimo viaggio
per essere inghiottito dalla nuda terra.

Tag mig. - Håll mig. - Smek mig sakta
originale in svedese di Harriet Löwenhjelm

Tag mig. - Håll mig. - Smek mig sakta.
Famna mig varligt en liten stund.
Gråt ett grand - för så trista fakta.
Se mig med ömhet sova en blund.

Gå ej från mig. - Du vill ju stanna,
stanna tills själv jag måste gå?
Lägg din älskade hand på min panna.
Än en liten stund är vi två.

*
I natt skall jag dö. - Det flämtar en låga.
Det sitter en vän och håller min hand.
I natt skall jag dö. - Vem, vem skall jag fråga,
vart skall jag resa, till vilket land?
I natt skall jag dö. - Och hur skall jag våga?

*
I morgon finns det en ömkansvärd
och bittert hjälplös stackars kropp,
som bäres ut på sin sista färd
att slukas av jorden opp.

giovedì 16 settembre 2010

Mormora, tu giunco del lago – Gustaf Fröding (Svezia, 1860-1911)

Gustaf Fröding (nato ad Alster in Svezia il 22 agosto 1860 e morto ad Upsala l’8 febbraio 1911) fu giornalista e poeta le cui liriche dalla metrica melodiosissima sono fra le più popolari in Svezia e vengono ripresentate regolarmente come testi di canzoni. Fröding esprime, con virtuosismo formale, la sua simpatia per la gente comune e per quanti sono stati colpiti duramente dal destino. L’autore descrive anche apertamente i suoi problemi con le donne e con l’alcol, causa dei suoi gravi problemi di salute e probabilmente della sua morte. Il testo “Mormora, tu giunco del lago” è stato musicato da Jean Christian Julius Sibelius (Finlandia, 1865-1957), op. 36 n.4, (1900). Senti http://www.youtube.com/watch?v=X4vSqUJDGtM . Per una biografia e bibliografia più completa (in inglese) leggi http://en.wikipedia.org/wiki/Fr%C3%B6ding

Mormora, tu giunco del lago
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Mormora, tu giunco del lago
e voi onde battete...
ma ditemi dove la giovane Ingalill
possa essere andata!
Ha gemuto come un’anatra ferita alle ali
quando è caduta nel lago.
La scorsa primavera era fiorita.
A Östanålid provarono invidia di lei
e ciò le fece tanto male.
Invidiavano il suo oro, i suoi beni,
ed il suo giovane amore.
Fu come se ferissero un occhio con una spina.
Fu come se sporcassero la rugiada su un giglio.
Perciò cantate il vostro lamento,
voi piccole tristi onde,
Mormora, tu giunco del lago
e voi onde battete...

Säv, säv, susa
originale in svedese di Gustaf Fröding

Säv, säv, susa,
Våg, våg, slå,
I sägen mig hvar Ingalill
den unga månde gå?
Hon skrek som en vingskjuten and,
När hon sjönk i sjön,
Det var när sista vår stod grön.
De voro henne gramse vid Östanålid,
Det tog hon sig så illa vid.
De voro henne gramse för gods och gull
Och för hennes unga kärleks skull.
De stucko en ögonsten med tagg,
De kastade smuts i en liljas dagg.
Så sjungen, sjungen sorgsång,
I sorgsna vågor små,
Säv, säv, susa,
Våg, våg, slå!

mercoledì 18 agosto 2010

Dalla veranda sul mare - Viktor Rydberg (Svezia, 1828-1895)

Abraham Viktor Rydberg (Jönköping, December 18, 1828 – Djursholm, September 21, 1895) è stato uno scrittore e filosofo svedese. Di tendenze liberali, giornalista, dal 1884 docente di storia della cultura e dell'arte all'Università di Stoccolma, studioso delle antichità nordiche e del mondo classico (importante fu un suo viaggio in Italia), Rydberg è la personalità più rappresentativa dell'Ottocento svedese e, con la sua produzione, segna il punto di convergenza del romanticismo e delle correnti postromantiche. Tra i romanzi, scritti in uno stile di rara purezza e chiarezza e che rivelano spesso l'influenza di Walter Scott e di Victor Hugo, ricordiamo Il corsaro del Baltico (1857), Singoalla (1858), L'ultimo ateniese (1859), e L'armaiolo (1891). Trattano di fantastiche avventure in ambiente storico dove è spesso adombrata la realtà sociale contemporanea. I suoi versi, raccolti in Poesie del 1882 e del 1891, sono legati, nei temi e nella forma, alla lirica romantica e sovente ispirati ad un alto idealismo e umanitarismo. Da ricordare, inoltre, i discorsi di estetica, raccolti postumi nel volume: Il bello e le sue leggi del 1901. Per una biografia e bibliografia più completa (in inglese) vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Viktor_Rydberg . “På verandan vid hafvet” è anche il titolo di uno splendido lied composto da Jean Sibelius nel 1903 (op.36, n.6). Per completezza riporto anche una traduzione in inglese (autore anonimo) trovata in internet.

Dalla veranda sul mare
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Ti ricordi le onde luccicanti,
e il loro sospiro deluso nel raggiungere
al termine del loro viaggio solo una semplice costa
e non la spiaggia degli immortali?

Ti ricordi lo sguardo malinconico
che avevano le stelle eterne nel cielo?
Anche loro, alla fine, verranno contate
nel numero delle cose che hanno termine.

Ti ricordi quel silenzio? Era tutto come immerso
in un desiderio di infinito,
come se la spiaggia, ed il cielo, ed il mare,
stessero intuendo l’essenza di Dio.

På verandan vid hafvet
originale in svedese di Viktor Rydberg

Minns du de skimrande böljornas suck,
Att vid målet de hunnit
Endast en jordisk kust,
Icke det evigas strand?

Minns du ett vemodsken
Från himlens ovanskliga stjärnor?
Ack, åt förgängelsens lott
Skatta de äfven till slut.

Minns du en tystnad, då allt var som sänkt
I oändlighetsträngtan,
stränder och himmel och haf,
Allt som i aning om Gud?

On a Veranda by the Sea

Do you remember the sight of the
shimmering waves, that they broke
on an earthly beach
and not an eternal shore?

Do you remember with what melancholy
the everlasting stars shone down?
Oh, they too will go the way of all flesh
in the end.

Do you remember a silence
as everything lay sunk in longing for the
infinite, the sea, the sky, and the shore,
as if they already saw God?

domenica 8 agosto 2010

Or viene la stagione - Israel Kolmodin (Svezia, 1643 - 1709)

Israel Kolmodin, nato in Svezia il 24 dicembre 1643 a Enköping, e morto il 19 aprile 1709 a Visby sull’isola svedese di Gotland, fu professore universitario, parlamentare e chierico. È ricordato però come scrittore di salmi. A undici anni era già iscritto all’Università di Uppsala. Nel 1672 si laureò e due anni più tardi fu ordinato prete. Dopo qualche viaggio di studio all’estero divenne cappellano del duomo di Uppsala, poi parroco di Näs, ed infine docente universitario di teologia. Kolmodin, insieme con Erik Benzelius e Jesper Svedberg ebbe il compito di rivedere e correggere il libro dei salmi della chiesa luterana svedese, compito che svolse nel 1691-1692. Israel Kolmodin è noto per aver composto nel 1694 il famoso salmo ”Den blomstertid nu kommer” (qui tradotto) che viene ancor’oggi cantato nelle chiese luterane dei paesi nordici e, tradizionalmente, alla festa di fine d’anno scolastico da allievi, docenti e genitori nelle scuole nordiche durante una cerimonia molto toccante (senti http://www.youtube.com/watch?v=MnE0jrbji0A ). Israel Kolmodin morì durante una Messa nel 1709, e fu sepolto nel duomo di Visby.

Or viene la stagione
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Or viene la stagione
dei boccioli e dei fior,
l’estate è già vicina
coi mille suoi color,
risveglia il sole adesso
quel che dormiva ancor,
quel ch’era sì dimesso
rinasce con splendor.

i prati e le pasture,
le messi vediam già
le viti sulle alture
il grano che verrà,
qui tutto ci rammenta
la Grazia del Signor
che a noi, benigna e attenta,
ha provveduto ancor.

Gli uccelli col lor canto
dan gloria al Creätor;
le nostre lodi al Santo
così leviamo allor.
E possa la preghiera
salire fin lassù
dove la gioia vera
non finirà mai più.

Den blomstertid nu kommer
originale in svedese di I Kolmodin

Den blomstertid nu kommer
med lust och fägring stor
Nu nalkas ljuvlig sommar,
då gräs och gröda gror
Den blida solen väcker
allt det som varit dött.
Den allt med grönska täcker,
och allt blir återfött.

De fagra blomsterängar
och åkerns ädla säd,
de rika örtesängar
och alla gröna träd
skall oss var dag påminna
Guds godhets rikedom.
Låt oss den nåd besinna
som räcker året om.

Nu hör vi fåglar sjunga
med mångahanda ljud.
Skall icke då vår tunga
lovsäga Herren Gud?
Min själ, till Herrens ära
stäm upp din glädjesång
till den som vill oss nära
och fröjda på en gång

giovedì 27 maggio 2010

A cosa servono le parole? - Benedict Zilliacus (Finlandia, 1921 - )

Nel 1966 fu pubblicato il primo libro di Anni Blomqvist (1909-1990, Simskäla-Vårdö, Åland, Finlandia) una scrittrice autodidatta che descrisse con vivida autenticità la vita dei pescatori dell'arcipelago di Åland, ispirata dalla dura esperienza personale. I suoi libri furono poi resi in una popolarissima serie televisiva finlandese nel 1975 dal titolo "Stormskärs Maja" ovvero "Maria dell'isola delle tempeste" con manus di Benedict Zilliacus, giornalista, scrittore e traduttore finnosvedese. La colonna sonora della filmatizzazione fu affidata al compositore Lasse Mårtensson che scrisse un'indimenticabile melodia a cui poi Zilliacus associò un testo romanticheggiante. Riporto qui la traduzione di alcuni versi, per ispirare un eventuale ascoltatore(http://www.youtube.com/watch?v=oOz4R554yj8)

A cosa servono le parole? da “Maria dello Scoglio delle Tempeste”
Traduzione in italiano di Piero Pollesello

A cosa servono le parole
quando abbiamo l’un l’altro
allo stesso tavolo?
Il rumore dei tuoi passi
ispira sicurezza e fiducia.
Il calore della tua schiena fra le lenzuola.
Più delle parole può uno sguardo,
che può dirmi tutto.
A cosa servono le parole?

Cosa si può desiderare di più
quando abbiamo l’un l’altra?
La tua mano sulla mia guancia,
La tua mano nella mia, una luce alla tua finestra.
Sulla barca sento la melodia della tua canzone portata dal vento:
[Sulla riva ascolto il battito del tuo remo portato dal vento]:
questo è ciò che desidero,
questo è tutto ciò che voglio avere.
Cosa si può desiderare di più?

Vad behöver vi ord för? från ”Stormskärs Maja”
originale in svedese di Benedict Zilliacus

Vad behöver vi ord för
när vi har varann,
varann vid samma bord,
varandras steg,
trygga och för trogna,
den nära värman av en rygg i sängens halm
Mer än ord är en blick,
den kan säga mig allt
vad behöver vi ord för?

Vad finns mera att önska?
När vi har varann,
din hand emot min kind,
din hand i min.
ljuset i din ruta,
och ljudet av din sång som vinden bär från land
[ja hör din åras dunk som vinden bär mot land].
Där är allt jag be­gär,
där är allt jag vill ha,
vad finns mera att önska?

Kommer från sjungande färd
och glider in i Stormskärets trygga hamn,
och medan jag på den gungande fjärd
går tvärs mot vinden och strömmen,
stretar mot strand,
redan i drömmen står jag iland,
hastar mot Majas väntande famn,
till hennes väntande varma famn.

Kring skäret går vakande våg,
slår upp mot grynnornas mur kring min trygga hamn,
när jag i båten med knakande tåg
tar kurs i sommarsolsblänk mot udden i öst,
sträcker i stänk mot kylande höst,
sträcker mot Majas väntande famn,
till hennes väntande varma famn.
Vad finns mera att önska?

martedì 6 aprile 2010

Paesi sconosciuti - Edith Södergran (Finlandia, 1892-1923)

per una nota biografica e bibliografica sull'autrice vedi post del Febbraio 2010

Paesi sconosciuti
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Il mio spirito ama i paesi sconosciuti,
come se esso stesso non avesse una patria.
Nel paese lontano sono le grosse pietre
sulle quali riposano i miei pensieri.
Fu uno straniero a scrivere le strane parole
su quella dura lastra che chiamo la mia anima.
Giorni e notti giaccio stesa e penso
a cose mai successe:
la mia anima assetata poté bere per una volta.

De främmande länderna

originale in svedese di Edith Södergran

Min själ älskat så de främmande länderna,
som hade den intet hemland.
I fjärran land stå de stora stenarna
på vilka mina tankar vila.
Det var en främling som skrev de sällsamma orden
på den hårda tavla, som heter min själ.
Dagar och nätter ligger jag och tänker
på saker som aldrig hänt:
min törstiga själ har en gång fått dricka.

martedì 2 marzo 2010

Lo strano mare - Edith Södergran (Finlandia, 1892-1923)

per una nota biografica dell'autrice vedi post del Febbraio 2010

Lo strano mare traduzione in italiano di Piero Pollesello

Curiosi pesci scivolano nell’abisso,
fiori sconosciuti splendono sulla spiaggia;
ho visto rosso e giallo e tutti gli altri colori, --
ma è pericoloso guardare il bel mare rilucente,
rende assetati e risveglia il desiderio dell’avventura:
ciò che è accaduto nella favola, accadrà anche a me.

Det underliga havet originale in svedese di Edith Södergran

Sällsamma fiskar glida i djupen,
okända blommor lysa på stranden;
jag har sett rött och gult och alla andra färger, --
men det granna, granna havet är farligast att se,
det gör en törstig och vaken för väntande äventyr:
vad som har hänt i sagan, skall hända även mig!

venerdì 5 febbraio 2010

Prima aurora - Edith Södergran (Finlandia, 1892-1923)

Edith Irene Södergran (San Pietroburgo, 4 aprile 1892 - Raivola, 24 giugno 1923) fu la poetessa finnosvedese che diede inizio all'espressionismo in Finlandia. Esponente principale del modernismo finlandese, è considerata un pioniere della poesia moderna di lingua svedese in Finlandia per i suoi significativi contributi di stile (quali la liberazione del verso dalla rima e dalla metrica) e contenuti (autobiografici, intimi, a volte criptici) che hanno influenzato tutta la lirica in lingua svedese fra le due guerre mondiali. Debuttò nel 1916 con la raccolta "Poesie", in versi liberi, alla quale seguirono "Lira di settembre" del 1918; "L'altare delle rose" del 1919; "L'ombra del futuro" del 1920 ed "Il paese che non esiste" del 1925. La Södergran, padrona assoluta dei mezzi stilistici, in un personalissimo mondo di immagini, canta la bellezza e la ricchezza della vita, e alterna visioni di beatitudine ultraterrena a momenti di malinconica rassegnazione, quasi presentisse la morte imminente.
La poetessa nasce il 4 aprile del 1892 a San Pietroburgo da dove la famiglia si trasferisce presto a Raivola, nel territorio allora finlandese immediatamente a nord di San Pietroburgo. Inizia nel 1902 la scuola al Ginnasio Tedesco di San Pietroburgo e lì abita con la famiglia fino al 1908, ma trascorre le estati a Raivola. Nel 1907 inizia il cosiddetto "Quaderno dalla copertina cerata" che contiene manoscritti datati dal 1907 al 1909. Dopo la morte del padre per tubercolosi, nel gennaio del 1908 diagnosticano la stessa malattia anche a Edith, che viene prima ammessa al sanatorio di Nummela, e poi fino al 1913 è alla città di cura di Davos, in Svizzera, con la madre. Dopo il ritorno a Raivola nel 1914 prende contatto con l'editore Holger Schildt per chiedergli se sarebbe disposto a pubblicare le sue poesie. Debutta nel 1916 con la raccolta "Dikter". Nel 1917, a causa della rivoluzione russa, la famiglia perde tutto. In autunno Edith visita Helsinki per contattare critici e poeti. Nel 1918 la guerra civile infiamma la Finlandia ed a Raivola stazionano delle truppe che requisiscono la villa di Edith costringendo la famiglia a trasferirsi in una piccola casetta presso la chiesa. Esce la raccolta "Septemberlyran" con una critica positiva di Hagar Olsson che, nel 1919, inizia un carteggio con la poetessa. La raccolta "Rosenaltaret" esce a primavera, ed il libro di aforismi "Brokiga iakttagelser" in autunno. Edith legge Nietzsche e viene introdotta gradualmente all'antroposofia di Rudolph Steiner. Nel 1920 appare la raccolta "Framtidens skugga". Nel marzo del 1922 il poeta Elmer Diktonius visita Raivola ed inizia un carteggio con Edith. La poetessa intraprende in autunno un lavoro di traduzione di poeti finnosvedesi in tedesco, ma alla fine dell'anno brucia il manoscritto perchè non è riuscita a farlo pubblicare da alcuna casa editrice. Nell’inverno del 1923 Edith distrugge tutte le lettere che aveva ricevuto e qualche manoscritto. Muore, a 31 anni, la notte di mezz’estate.
La lirica “Prima aurora” è tratta dalla raccolta “Dikter”(Poesie, 1916)

Prima aurora
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Alcune stelle, le ultime, rilucono debolmente.
Le vedo dalla mia finestra. Il cielo è pallido,
si intuisce appena il giorno che inizia in lontananza.
Un silenzio diffuso sul lago riposa,
un sussurro è in agguato fra gli alberi,
il mio vecchio giardino ascolta assentemente
il respiro della notte, che mormora oltre la strada.

Tidig gryning
originale in svedese di Edith Södergran

Några sista stjärnor lysa matt.
Jag ser dem ur mitt fönster. Himlen är blek,
man anar knappast dagen som börjar i fjärran.
Det vilar en tystnad utbredd över sjön,
det ligger en viskning på lur mellan träden,
min gamla trädgård lyssnar halvförstrött
till nattens andetag, som susa över vägen.

lunedì 4 gennaio 2010

Grandi vele sul mare del Nord - Bjørnstjerne Bjørnson (Norvegia, 1832-1919)

Bjørnstjerne Martinus Bjørnson (Kvikne, 8 dicembre 1832 – Parigi, 26 aprile 1910) fu un poeta, drammaturgo e scrittore norvegese. Sul piano artistico concorse, assieme ad Henrik Ibsen, alla nascita della moderna drammaturgia norvegese e scandinava. La sua oggettiva grandezza fu siglata dal Premio Nobel per la Letteratura nell'anno 1903. Per la completa bibliografia vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Bj%C3%B8rnstjerne_Bj%C3%B8rnson

Olav Tryggvason (960-1000 d.C.) fu re di Norvegia dal 995 al 1000 (vedi
http://en.wikipedia.org/wiki/Olav_Tryggvason per informazioni in inglese) ed assunse un ruolo fondamentale nella conversione dei Vichinghi al Cristianesimo. Bjørnson scrive questo testo, ispirandosi alla “Saga di Olav Tryggvason” (parte della “Heimskringla”) composta verso la fine del dodicesimo secolo dal poeta islandese Snorre Sturlason, (isl. Snorri Sturluson, 1178-1241). Il testo descrive il dopo battaglia a Svolder (nell’anno 1000) quando il re fu battuto ed ucciso nella grande battaglia navale di Svolder nel Baltico sul suo Drakkar “Ormen Lange”/“Lungo Serpente”, lungo, secondo la saga, più di 50 metri. Sulla riva i Norvegesi si chiedono ripetutamente “Perchè non ritorna Olav Trygvason?”

Della stessa saga, vedi in questo blog ”Incontro del re Olav Tryggvason con la sua nuova terra” nel post del giovedì 6 marzo 2008.

Grandi vele sul mare del Nord
traduzione in italiano di Piero Pollesello

Grandi vele sul mare del Nord,
in alto sul monte Skandsem quella mattina sta
Erling Skjalgsson da Sole
scrutando il mare verso la Danimarca:
“Non viene Olav Trygvason?”

Cinquantasei Drakkar
bruciati dal sole
aspettano di partire verso la Danimarca
con le vele abbassate.
Ancora un mormorio:
“Dov’è il drakkar più lungo?
Non viene Olav Trygvason?”.

Ma quando il sole sorge
e sale sopra il mare
il mormorio diviene tempesta:
“Dov’è il drakkar più lungo?
Non viene Olav Trygvason?”.

Pian piano, in quell’attimo
tutti attoniti sentono
dal fondo del mare
un gorgoglio, un sussurro:
“Il drakkar più lungo è stato vinto!
Caduto è Olav Trygvason”.

Da quel giorno, per secoli e secoli
le navi norvegesi sono accompagnate
nelle notti di luna dal lamento:
“Il drakkar più lungo è stato vinto!
Caduto è Olav Trygvason”.

Brede sejl over Nordsjö går...
originale in norvegese di Bjørnstjerne Bjørnson

Brede sejl over Nordsjö går,
höjt på Skandsen i morgen står
Erling Skjalgsson fra Sole,
spejder over hav mot Danmark:
Kommer ikke Olav Trygvason?

Seks og femti de drager lå,
seljene faldt, mot Danmark
så solbraente maend,..
da steg det: Hvor bliver Ormen lange?
Kommer ikke Olav Trygvason?

Men da sol i det andet gry
steg af hav uden mast mod sky,
blev det som storm at höre:
Hvor bliver Ormen lange?
Kommer ikke Olav Trygvason?

Stille, stille i same stund
alle stod; ti fra havets bund
skvulped som suk om flåden:
Tagen er Ormen lange,
falden er Olav Trygvason!

Sidenefter i hundred år
norske skibe til fölge får,
helst dog i månenaetter:
Tagen er Ormen lange,
falden er Olav Trygvason