venerdì 26 gennaio 2007

Il giorno si raffresca / Edith Södergran (Finlandia, 1892-1923)


Biografia di E.Södergran

Edith Irene Södergran (1892-1923) è un’esponente del modernismo finlandese. Considerata un pioniere della poesia moderna di lingua svedese in Finlandia per il suoi significativi contributi di stile (quali la liberazione del verso dalla rima e dalla metrica) e contenuti (autobiografici, intimi, a volte criptici).

1892: nasce il 4 aprile a San Pietroburgo. I suoi genitori sono Helena Holmroos (n.1861) e Matts Södergran (n. 1846). Poco dopo la nascita, la famiglia si trasferisce a Raivola, a nord di San Pietroburgo.

1902: inizia la scuola al Ginnasio Tedesco di san Pietroburgo. Lì abita con la famiglia fino al 1908, ma d'estate sono sempre a Raivola.

1907: inizia il cosiddetto "Quaderno dalla copertina cerata" che contiene manoscritti datati dal 1907 al 1909. In ottobre il padre muore di tubercolosi

1909: in gennaio le diagnosticano la tubercolosi e viene ammessa al sanatorio di Nummela, dove è sotto le cure di Axel von Bondsdorff

1911-1913: Con la madre ad Arosa in Svizzera, ed alla citta' di cura di Davos,

1914: ritorno a Raivola

1916: prende contatto con l'editore Holger Schildt e gli chiede se sarebbe disposto a pubblicare le sue poesie. Debutto con "Dikter"

1917: Causa la rivoluzione russa, la famiglia perde tutto. In autunno Edith visita Helsinki per contattare critici e poeti. E' la sua ultima visita a Helsinki.

1918: La guerra civile infiamma la Finlandia ed a Raivola stazionano delle truppe, che requisiscono la villa di Edith. Loro si trasferiscono in una piccola casetta presso la chiesa. La raccolta "Septemberlyran" esce con la critica positiva di Hagar Olsson.

1919: Inizia il carteggio con Hagar Olsson. La raccolta "Rosenaltaret" esce a primavera, ed il libro di aforismi "Brokiga iakttagelser" in autunno. Edith legge Nietzsche e viene introdotta gradualmente all'antroposofia di Rudolph Steiner.

1920: Appare la raccolta "Framtidens skugga"

1922: Elmer Diktonius visita Raivola in marzo ed inizia un carteggio con Edith. Edith inizia un lavoro di traduzione di poeti finno-svedesi in tedesco, ma alla fine dell'anno brucia il manoscritto perche' non e' riuscita a farlo pubblicare da alcuna casa editrice tedesca.

1923: In inverno Edith distrugge tutte le lettere che aveva ricevuto e qualche manoscritto. Muore, a 31 anni, la notte di mezzestate.

Ho trovato altre traduzioni in:
http://digilander.libero.it/adrianomeis/lebelle/sodergran/edith_sodergran.htm

Edith Södergran
Dalla raccolta “Dikter”/Poesie (1916)
Dagen Svalnar/Il giorno si raffresca
Traduzione di Piero Pollesello

I

Il giorno i raffresca verso sera...
Bevi il calore dalla mia mano,
la mia mano ha lo stesso sangue della primavera.
Prendi la mia mano, prendi il mio braccio bianco,
prendi il desiderio delle mie spalle strette.
Sarebbe strano sentire
per una notte almeno, una notte come questa,
la tua testa pesare sul mio seno.

II

Hai gettato la rosa rossa del tuo amore
nel mio grembo bianco -
la tengo stretta nelle mie mani calde
la rosa rossa del tuo amore, che appassisce presto...
O tu, dominatore dagli occhi freddi,
io accetto la corona che mi porgi,
essa fa piegare il mio capo sul mio cuore.

III

Ho visto il mio signore per la prima volta oggi,
tremante, l’ho subito riconosciuto.
Ora sento già la sua mano pesante sul mio braccio leggero...
Dov’è il mio riso sonoro di vergine,
la mia libertà di donna dal capo altero?
Ora sento la stretta forte di lui sul mio corpo vibrante,
ora odo il suono duro della realtà
contro i miei fragili, fragili sogni.

IV

Hai cercato un fiore
e trovasti un frutto.
Hai cercato una sorgente
e trovasti un mare.
Hai cercato una donna
e trovasti un’anima -
tu sei deluso.

Edith Södergran
Dalla raccolta “Dikter”/Poesie (1916)
Dagen Svalnar/Il giorno si raffresca
Testo originale

I

Dagen svalnar mot kvällen...
Drick värmen ur min hand,
min hand har samma blod som våren.
Tag min hand, tag min vita arm,
tag mina smala axlars längtan...
Det vore underligt att känna,
en enda natt, en natt som denna,
ditt tunga huvud mot mitt bröst.

II

Du kastade din kärleks röda ros
i mitt vita sköte --
jag håller fast i mina heta händer
din kärleks röda ros som vissnar snart...
O du härskare med kalla ögon,
jag tar emot den krona du räcker mig,
som böjer ned mitt huvud mot mitt hjärta...

III

Jag såg min herre för första gången i dag,
darrande kände jag genast igen honom.
Nu känner jag ren hans tunga hand på min lätta arm...
Var är mitt klingande jungfruskratt,
min kvinnofrihet med högburet huvud?
Nu känner jag ren hans fasta grepp om min skälvande kropp,
nu hör jag verklighetens hårda klang
mot mina sköra sköra drömmar.

IV

Du sökte en blomma
och fann en frukt.
Du sökte en källa
och fann ett hav.
Du sökte en kvinna
och fann en själ --
du är besviken.

martedì 23 gennaio 2007

La Sorgente J.L.Runeberg (Finlandia, 1804-1877)


Biografia di Johan Ludvig Runeberg

Con J.L.Runeberg (1804-1877), scrittore finno-svedese e insegnante di latino e greco prima ad Helsinki e poi a Borgå (dal 1837 al 1857), la poesia in Finlandia acquista una posizione indipendente. Runeberg venne considerato, ancora in vita, come un ”monumento” nazionale, ma recentemente ne è stata riscoperta la natura passionale e dispotica, anche verso sua moglie Fredrika (scrittrice ella stessa). Nella prima raccolta ”Poesie” (1830) egli ricerca la semplicità della poesia popolare. Nel racconto sul contadino Paavo esprime il suo patriottismo ed il desiderio di promuovere il popolo finlandese al ruolo di protagonista. La raccolta di esametri ”I cacciatori di alci” (1832) è un realistico, quasi etnologico, sforzo di descrivere la vita in Finlandia. Nei lavori epici ”Hanna” (1836), ”Notte di Natale” (1841) e soprattutto in ”Re Fjalar” (1844) egli tratta invece, su un sfondo di mitologia nordica e celtica, temi quali l’umana superbia, l’annientamento e la riconciliazione. Il suo capolavoro rimane, però, ”I racconti dell’alfiere Stål” (1848[I]-1860[II]) in cui racconta la guerra russo-svedese del 1808-1809 durante la quale la Finlandia cessò dopo 650 anni di essere parte integrante del regno di Svezia e venne annessa all’Impero russo. Qui l’ideale eroico si unisce ad un magnifico realismo ove gli eroi (o antieroi) sono spesso dei comuni soldati (vedi il noto personaggio di Sven Dufva) o delle povere donne (come l’eroina Lotta Svärd). Quest’opera, peraltro scritta in svedese come tutta la produzione di Runeberg, è stata il primo grande tentativo di dare al popolo Finlandese una dignità nazionale. Runeberg compose anche molti inni sacri (Psalmer) che ancor oggi vengono correntemente usati per le funzioni religiose sia in Finlandia che in Svezia. Una sua lirica dedicata alla natura finlandese ed al destino del suo popolo è oggi il testo dell’Inno Nazionale ”O nostra terra natale”. La casa di Runeberg a Borgå è oggi un museo aperto al pubblico. Nel sonetto ”O sorgente, siedo alle tue rive”, testo di una canzone popolarissima sia fra i finlandesi di lingua svedese che fra i connazionali di lingua finlandese, le nuvole sono una metafora delle donne (infatuazioni, amori, scappatelle, o veri tradimenti) che passarono davanti al poeta durante la sua vita. Li vede ora con occhi diversi: sono solo vanità che hanno disturbato la vera sorgente, la sua anima di poeta.

Johan Ludvig Runeberg (Finlandia, 1804-1877)
Källan / La sorgente (dalla raccolta Dikter II, 1833)
Traduzione di Piero Pollesello

O sorgente, siedo alle tue rive
e guardo come il corteo di nuvole,
guidate da mano invisibile,
si riflette nelle tue onde tremule.

Ecco, una nube appare e si infiamma rossa
come il sorriso di un bocciolo di rosa.
Ma, addio! Così presto mi dice addio
per non tornare più.

Un’altra ne vedo arrivare
ancora più rilucente e bella!
Oh, se ne va’ anche questa, altrettanto in fretta,
e, volubile, sparisce

E ancora una! Ma questa non vuole andarsene
e segue lenta il suo corso;
o sorgente, ora il cielo è scuro
e la sua ombra ti rabbuia

Quando ti vedo così, o sorgente
penso alla mia anima:
a quanti cieli dorati
ha dovuto dire addio,

a quanti cieli pesanti e tristi
hanno gettato su di te una notte fonda,
e sono venuti all’improvviso,
ma se ne sono andati così lentamente.

E anche se lo so bene
come se ne siano venuti o andati,
so che sono solo stati cieli vuoti
che si riflettevano nella mia anima.

La luce e le ombre del tuo specchio d’acque
hanno dipeso da essi! -
o sorgente, quando finirà questo gioco?
quando le tue acque avranno pace?

Johan Ludvig Runeberg (Finlandia, 1804-1877)
Källan / La sorgente (dalla raccolta Dikter II, 1833)

Testo originale

Jag sitter, källa vid din rand,
och ser på molnens tåg,
hur ledda av en osedd hand,
de växla i din våg.

Där kom en sky, den log så röd
som rosenknoppen ler;
farväl! hur snart farväl den bjöd,
för att ej komma mer.

Dock där en annan, lika klar
och strålande igen!
Ack, lika flyktig, lika snar,
försvinner även den.

Nu åter en! - Den vill ej fly,
den vandrar tung sin stig;
men, källa, mörk är denna sky,
och den förmörkar dig.

Jag tänker, när jag ser dig så,
uppå min egen själ:
hur mången gyllne sky också
har bjudit den farväl,

hur mången tung och dyster spred
sin djupa natt i den,
och kom så hastig, ack, med skred
så långsamt bort igen.

Men hur det kommit, hur de gått,
jag känt dem ganska väl;
de varit tomma skyar blott
i spegeln av min själ.

Och spegelns ljus och mörker skall
likväl av dem bero! -
o källa, när blir leken all,
när får din bölja ro?

lunedì 22 gennaio 2007

Tag bort fotografierna - Hjalmar Gullberg (Svezia, 1898-1961)


Bibliografia di Hjalmar Gullberg

H. Gullberg (1898-1961) abitò con i suoi genitori adottivi a Malmö e studiò a Lund, nel sud della Svezia. Debuttò come scrittore nel 1927 con “In una città sconosciuta”. Dopo “Esercizi spirituali” (1932), la sua lirica, pur caratterizzata da temi e forme di poesia d’amore, cominciò ad esprimere allo stesso tempo un desiderio di misticità e di trascendenza. Altre opere di questo periodo sono “Amore nel ventesimo secolo” (1932), “Conquistare il mondo” (1937) e “Cinque pani e due pesci” (1942). L’evoluzione della forma poetica in Svezia attorno al 1940 lo lasciò indifferente ed il lavoro “La maschera della morte ed il Paradiso Terrestre” (1952) è impregnato di spiritualità cristiana, sebbene una continua fonte di ispirazione sia rappresentata dal mondo antico. Nelle sue ultime raccolte “Terzine nel tempo dell’ingenuità” (1958) e “Occhi, labbra” (1959) Gullberg lascia il ritmo dolce che caratterizzava le sue liriche per adottare l’uso di un linguaggio e di costruzioni verbali più complessi. In questo periodo della sua vita egli lotta contro una grave malattia. Traduttore entusiasta di Euripide, Sofocle e Aristofane, Gullberg fu direttore del Radioteater dal 36 al 50. Tradusse ed introdusse in Svezia anche le opere di Juan Ramón Jimenez a Gabriela Mistral e, nel 1940, fu eletto membro dell’Accademia di Svezia.

"Togli via quelle immagini!" (dalla raccolta "Occhi, labbra", 1953)
Traduzione di Piero Pollesello

Togli via quelle immagini! A noi morti
ci rattrista il ricordo di quei tempi.
Il trapasso non viene senza pena
verso la pace eterna: quella pace
che augurate nei vostri necrologi.
Voi lasciateci andare! Il dolor vostro
ci raffrena, prolunga il funerale!
Or che dobbiam mutare nome e forma,
l’epitaffio ed il busto in marmo o in bronzo,
son legami cui possiam fare a meno.
Siam la neve che a fiocchi cade lenta
in silenzio la notte. Alla finestra
il tuo viso. Di chi è il nome che chiami?
A noi non è alcun nome.

"Tag bort fotografierna" ("Ögon, läppar", 1953)
originale in svedese di Hjalmar Gullberg

Tag bort fotografierna! Vi döda
är känsliga för dylikt första tiden.
Anpassningen sker inte utan möda
till friden över allt förstånd, till friden
som ni har unnat oss i dödsannonsen.
Släpp oss! Er sorg förlänger vår begravning.

Namn och profil i marmor och i bronsen
när vi ska byta form och ändra stavning,
är hinder som vi hellre vore utan.
I natt är vi den snö som faller flinga
vid flinga ljudlöst. Ansikte mot rutan,
vems namn är det du ropar? Vi har inga.